• MUSICA E SPETTACOLO

    Raoul Casadei e i miei ricordi del Liscio

    Mazurca, Polka, Valzer… in una parola: Liscio! Quando sento questo termine non posso non pensare a lui, che ci ha lasciati proprio oggi. Raoul Casadei. Il Covid colpisce ancora lo spettacolo e si prende il “Re del Liscio”. Un genere che molto spesso viene snobbato dai più giovani e che invece racchiude una grande tradizione. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo perché mia mamma mi ha trasmesso la passione per la musica italiana e quindi sono cresciuta apprezzando generi e brani che pochi della mia generazione sanno. La musica da ballo fa parte della mia storia. Sa di sagra paesana. Ogni volta che ne sento le note, mi sembra di assaporare l’aroma dello zucchero filato e delle frittelle dei banchetti vicino alle giostre, dove il suono della fisarmonica e del clarinetto si confonde con la musica dance degli autoscontri per poi ritornare e farmi percepire il profumo di carne alla griglia e di patatine fritte dei banconi gastronomici. Il Liscio sa di festa. Sa di ricordi. Sa di mamma che appena ne percepiva il suono iniziava a ballare. Sa di balli fatti con le zie in pista. Sa di cose genuine. Se tutta Italia ha potuto conoscere il folklore romagnolo è grazie a Raoul Casadei che lo ha portato in giro per il Bel Paese e non solo. Una cosa che faccio spesso quando scrivo di musica, è quella di indossare le cuffie e cliccare “play” sul genere di cui sto scrivendo. In questo momento sto ascoltando i più grandi successi dell’orchestra Casadei e non ci crederete… le dita sulla tastiera vanno a ritmo. Grazie Raoul per aver fatto ballare intere generazioni e… Vai col Lisssio!

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    Ciao Dj Oscar Piattelli!

    “Dj Oscar Piattelli ci ha lasciato”. È questa la notizia che ha sconvolto l’Alta Padovana, e non solo, in questi giorni. All’anagrafe Oscar Moletta, l’artista che ha infiammato le piazze del Veneto, dal palco degli eventi anni 80, se n’è andato a causa di un tumore martedì 9 marzo 2021. Uno dei primi a darne l’annuncio, con dolore, è stato Andreas Ronco de Il Veneto Imbruttito, suo amico, con il quale ha condiviso diverse serate. Da martedì, il web è stato invaso da messaggi di cordoglio e di ricordo. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, lo definisce una persona molto buona, umile, amante della musica e che sapeva far divertire e intrattenere. Io l’ho incontrato proprio nell’evento che vedete nell’immagine dell’articolo. Voglio ricordarlo con l’energia che trasmetteva e fare mia la sua frase, scritta su Facebook dall’ospedale nel giorno del suo compleanno, il 22 dicembre: “… Godetevi la vita ogni minuto istante perché è unica”. E tu, caro Oscar, hai reso la nostra più spensierata. Ora vai e fai ballare anche gli angeli del Paradiso.

     

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    Sanremo 2021: le critiche lacerano la pelle

    Ecco, la settantunesima edizione del festival di Sanremo si è conclusa. Sì, io l’ho vista, anche se tra un sonnellino e l’altro, dato che di sera sono parecchio stanca. Come ogni anno, e direi come ogni cosa che succede nel nostro paese, il festival canoro nazionale infiamma i social. I leoni da tastiera non hanno risparmiato nessuno.

    Un’infermiera viene invitata in rappresentanza di chi sta costantemente lavorando sotto pressione per combattere la pandemia, e cominciano i “Dovevi stare in ospedale”, “Non è vero che la mascherina lascia il segno”, “L’hanno scelta bella”, e così via. Poi, quando la stessa ragazza decide di donare il suo compenso all’ospedale dove lavora, di nuovo insulti perché “era il minimo” e “la beneficenza si fa in silenzio”.

    Per non parlare di Achille Lauro, guai a chi lo nomina. I suoi “quadri” hanno destato scalpore. In questo caso è lui in prima persona a dare la risposta più forte ai commenti negativi. Ha lasciato tutti a bocca aperta quando, nella performance dell’ultima sera, ha mandato in onda un registrato con le parole che la gente gli ha rivolto in questi giorni, si è tolto la giacca ed eccolo a torso nudo con delle rose che gli trafiggevano il petto. Man mano che l’audio progrediva, dalla pelle lacerata usciva sangue.

    Ma non è finita, pure il vincitore, anzi i vincitori,  non sono stati apprezzati. Eh sì, perché se a vincere è un gruppo rock, che esula dagli schemi, siamo proprio alla frutta e il festival non ne ha combinato una di giusta.

    Trovo invece che sia stata un’edizione leggera e seria allo stesso tempo. Dalle gag di Rosario Fiorello si passava con naturalezza ad affrontare tematiche sociali. L’appello per la liberazione di Zaki, la vicenda di Alex Schwazer, la malattia di Antonella Ferrari, la violenza sulle donne. Un festival che non dimentica il periodo che stiamo vivendo e che ha tentato di portare un po’ di svago nelle case. Dal mio punto di vista, riuscendoci.

    Si può essere d’accordo o meno con le opinioni altrui, una cosa può piacere o no, si è liberi di esprimere il proprio pensiero, ma, grazie alla libertà che danno le piattaforme social, ultimamente si leggono commenti aspri, pungenti, cattivi, offensivi. Molto spesso fatti senza pensare minimamente all’effetto che possono creare e pieni di errori grammaticali od ortografici. Sembra che per forza bisogni criticare, mettere alla gogna e trafiggere tutto quello che ci infastidisce perché diverso dai nostri gusti e dai nostri schemi. Dovremmo invece accogliere la diversità, perché è quella che rende unici e arricchisce anche noi stessi. Se proprio poi, non riusciamo a trattenerci dall’esprimere la nostra opinione cerchiamo di farlo costruttivamente, informandoci prima. Magari utilizzando termini e costruzioni sintattiche corrette. 

    Foto di Telsche da Pixabay

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    Nella scatola del mondo… mordila la tua fantasia

    È stata mia mamma a trasmettermelo. L’interesse per le canzoni e i varietà che hanno fatto la storia dello spettacolo italiano. È grazie a lei se rispetto ai miei coetanei riconosco dai primi accordi molte delle canzoni anni 60-70, se do un nome ai volti di conduttori in bianco e nero e se riesco a ricordarmi i motivetti delle sigle. Poi dagli anni 80, quando sono arrivata sulla Terra, ho continuato da me. Io che di TV non ne guardo molta, almeno adesso, non è raro che m’imbamboli davanti a programmi che rievocano i tempi andati. Mamma Rai ne sforna parecchi. Dal classico Techetecheté che d’estate prende il posto dei quiz post-TG1, a quelli a conduzione Carlo Conti come I Migliori Anni o il nuovo Top Dieci. In un momento ci si tuffa nel passato e si apre il sipario su varietà dalle scenografie semplici dove per catturare l’attenzione del pubblico bastava un conduttore, una soubrette e qualche ospite. I padrini di casa rigorosamente in abiti da “grande soirée”, gli ospiti con il trend del momento. È bello vedere come sono cambiati i look nel corso dei decenni. La moda che a volte viene rivisitata e che ce la ritroviamo di nuovo nell’armadio. Capi che ritornano e che non tramontano, proprio come le canzoni che fanno parte della storia musicale italiana. Segno che sono e sono stati grandi successi. E mentre guardo queste trasmissioni televisive impossibile che non canti o non mi muova a ritmo. Del resto, a 5 anni appena appariva sullo schermo Lorella Cuccarini con La notte vola o Heather Parisi con Cicale, balzavo in piedi e facevo tutte le loro mosse, o almeno così mi hanno raccontato.

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    L’epigrafe? Me la scrivo da solo!




    Una mente geniale fino in fondo. Oggi ci ha lasciato Ennio Morricone. Il genio che ci ha regalato colonne sonore indimenticabili. Un personaggio come lui non poteva non lasciarci con un ultimo gesto creativo a cui tutti potremmo pensare: scrivere la propria epigrafe da soli.  Lui lo ha fatto. L’ha scritta e l’ha affidata al suo avvocato che l’ha letta al pubblico dopo l’annuncio della morte. Nel testo traspare la sua umiltà. Il desiderio di avere un funerale in forma privata per “non disturbare nessuno” ci fa capire quanto si può essere grandi pur restando semplici. Un necrologio che tocca al cuore e che fa commuovere come le sue opere. Uno scritto che parla di Amore.  Un esempio di come si può decidere chi e cosa vogliamo salutare se dovessimo andarcene. Un messaggio più personale e meno “standardizzato” che esprima il nostro pensiero e chi siamo. Grazie Maestro per l’idea e buon viaggio!

     

    Io,
    ENNIO MORRICONE
    sono morto.

    Lo annuncio così a tutti gli amici che mi sono stati sempre vicino e anche a quelli un po’ lontani che saluto con grande affetto. Impossibile nominarli tutti.

    Ma un ricordo particolare è per Peppuccio e Roberta , amici fraterni molto presenti in questi ultimi anni della nostra vita.

    C’è una sola ragione che mi spinge a salutare tutti così e ad avere un funerale in forma privata: non voglio disturbare.

    Saluto con tanto affetto Ines, Laura, Sara, Enzo e Norbert, per aver condiviso con me e la mia famiglia gran parte della mia vita.

    Voglio ricordare con amore le mie sorelle Adriana, Maria, Franca e i loro cari e far sapere loro quanto gli ho voluto bene.

    Un saluto pieno, intenso e profondo ai miei figli Marco, Alessandra, Andrea, Giovanni, mia nuora Monica, e ai miei nipoti Francesca, Valentina, Francesco e Luca.

    Spero che comprendano quanto li ho amati.

    Per ultima Maria (ma non ultima). A lei rinnovo l’amore straordinario che ci ha tenuto insieme e che mi dispiace abbandonare.

    A Lei il più doloroso addio.

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    Limone: leggerezza impegnata

    Prendete un limone, guardate com’è bello giallo. Il colore dell’energia che mette il buon umore. Adesso tagliatelo e assaggiatene il contenuto. Eh sì, è molto aspro. Un contrasto non indifferente tra il fuori e il dentro. La contraddizione che diventa perfezione.

    Limone, al secolo Filippo Fantinato, non poteva scegliere un nome d’arte più azzeccato. La sua musica è così. Melodie leggere, motivetti canticchiabili e testi impegnati. Una caratteristica che appartiene ad artisti come Tricarico, Rino Gaetano, Battiato, Fabrizio De Andrè. La leggerezza impegnata. Testi che denotano una cultura a 360 gradi ricchi di metafore, citazioni filosofiche e letterarie, fatti di cronaca e quotidianità. Sonorità che una volta ascoltate non puoi non amare.

    Limone porta sul palco un quotidiano fatto di famiglia, lavoro, amici, attualità e cultura. La vita comune dove ognuno è artista nel proprio ambito. Singolari le sue performance live dove oltre ai musicisti c’è sempre un attore o attrice che legge un libro o un giornale come a indicare che solo informandosi si può avere lo stimolo giusto per creare. Limone prende spunto dal mondo che ci circonda fatto anche di contraddizioni e di luoghi comuni. Ogni suo brano racconta l’esterno all’apparenza in maniera superficiale e leggera ma, se ascoltate concentrandosi sulle parole, le sue canzoni sono molto profonde. Un artista quindi completo e intelligente.

    Nell’attesa di poterlo riascoltare dal vivo, vi invitiamo a guadare la sua performance in diretta domani 28 marzo 2020 dalle 18.00 alle 18.30 nella pagina Fecebook del Circolo Quadro.

     


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    Bob Balera, finalmente “Non Chiami Mai”!

    Lo stavamo aspettando da molto tempo ed ecco arrivare il nuovo singolo dei Bob Balera. “Non chiami mai” è finalmente uscito oggi!  Il pezzo è scritto dall’intera band ed è prodotto da Claudio Corradini, personaggio molto conosciuto nella storia della musica italiana grazie a collaborazioni con artisti come Battiato, Righeira, Mango e altri.

    Un ritorno alla musica d’autore, un sound nuovo che porta una svolta più spensierata e leggera. Un testo che parla comunque di sentimenti ma con un tono meno graffiante. Una melodia che ti entra in testa e poi nell’arco della giornata non puoi non fischiettare o canticchiare. Singolare e molto apprezzato l’uso del kazoo che evoca le “canzonette” di Bennato che, al di là del diminutivo, sono e restano grandi brani della discografia nazionale che vengono ancora ricordati dopo 40 anni. Cosa che auguriamo anche a “Non chiami mai”.  In attesa di vederne il video e di poter ascoltare il nuovo album che lo contiene, potete ascoltarlo in radio, nei digital stores e sulle piattaforme di streaming.


     

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    Alcesti: sonorità in continua evoluzione

    Quando si assiste al live di un gruppo, accade spesso che le canzoni prendano una sonorità diversa. Vuoi per l’acustica del luogo o vuoi per l’atmosfera, l’ascolto dal vivo non è mai come la registrazione. Gli Alcesti stanno lavorando per scardinare questo concetto. La performance sul palco diventa così molto simile a quella “at home”.

    Ma l’uniformare i suoni si riferisce solo all’esecuzione dei brani. La musica del gruppo trevigiano, invece, è in continua evoluzione. Studio, cambiamento e nuove sperimentazioni sonore sono le caratteristiche di questo progetto musicale che vuole proporre sempre cose diverse. Ogni nuovo singolo ha così qualcosa di nuovo. Il punto forte sta anche nel lavoro di gruppo. Stefano, Mattia e Marco mettono in ogni canzone qualcosa di proprio. E la diversità si sente ma non stona, diventando perfetta armonia. La continua ricerca a volte si traduce con il bisogno di stare un po’ lontano dal palco per proporre al prossimo evento qualcosa di recente. L’ultimo concerto è stato sabato 15 febbraio al Circolo Quadro di Cittadella (PD) dopo quasi un anno di assenza.

    La diversità di personalità dei componenti arriva anche da preferenze musicali diverse. Molto particolare la scelta di creare in Spotify delle playlist personali. Ecco quindi a disposizione in streaming oltre ai brani propri le playlist “Alcesti – Stefano”, “Alcesti – Mattia” e “Alcesti – Marco”. Un trio che non si annoia e non annoia. Speriamo quindi che arrivi presto la primavera  che, oltre a portarci la bella stagione, ci porterà il loro nuovo singolo Penisola spleen.

     

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    Quando la musica diventa 3D arrivano i TUBAX

    Sabato 1 febbraio, scendo le scale che portano alla sala concerti del Circolo Quadro di Cittadella (PD) e mi vengono consegnati degli occhiali 3D. Scusate ma… non è che è il giorno del cineforum e non me ne sono accorta? Ok. Attendo. Anche un film va sempre bene per trascorrere una serata. Aspetta, però sul palco ci sono degli strumenti. Forse non ho sbagliato data. Non faccio a tempo a finire il pensiero che… Giacomo, Davide e Alberto arrivano on stage e iniziano a suonare. E gli occhiali 3D? Alle prime note si apre uno schermo dietro la band dove, per mio piacere, scorrono immagini di pianeti, stelle, navicelle e astronauti che grazie agli occhiali speciali prendono una forma tridimensionale. Ma per ogni film che si rispetti ci vuole la giusta colonna sonora e la musica dei TUBAX calza a pennello. Sonorità originali con alterazione della voce che diventa robotica, un po’ cyber. Vengo così proiettata in una realtà parallela che ricorda le ambientazioni e i robot dei cartoon giapponesi andando oltre. Vivo dentro un film e resto lì incollata allo schermo e con le orecchie tese.

    I TUBAX diventano così l’originalità e il non visto della scena underground. Sperimentano e studiano tutto nei minimi dettagli. Come lo testimonia anche l’abbigliamento che si arricchisce di accessori quali occhiali e visiere ed è caratterizzato da tute in tessuto tecnico grigio chiaro sul quale si riflettono le luci. La musica diventa così “tridimensionale” a tutti gli effetti: suono, video e cura dei particolari.  E il nome? Beh, una questione di sonorità. Eh sì perché se il tubax è uno strumento musicale, suona bene anche come parola.

    La prossima data? Il 7 febbraio al  Kalinka di Arci (MO). L’ultima uscita? L’album Superspazio 

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    Il The Big Vicenza “apre il microfono”

    Avere l’occasione di esprimere il proprio talento davanti a un pubblico a volte è molto difficile. Che tu sia un cantante, un musicista, un cabarettista o un attore, trovare un palco a disposizione per te sembra un sogno che si avvera. Se non sei ancora conosciuto e non hai un “seguito” che riesca a riempire un locale vieni spesso snobbato nonostante le tue capacità. Ma per fortuna esiste l’Open Mic Nite del The Big Vicenza. Un’iniziativa proposta e realizzata da Francesco Ferrari, un professionista nella musica da più di 20 anni, in collaborazione con il locale di Torri di Quartesolo (VI) dove hai 15 minuti per far vedere cosa sai fare.

    L’espressione Open Mic è l’abbreviazione  di “Open Microphone”, letteralmente “Microfono aperto”. Infatti durante questo tipo di show,  molto conosciuto all’estero, il microfono è disposizione di chiunque voglia far vedere il proprio talento qualunque esso sia. Ecco quindi alternarsi sul palco artisti di ogni tipo, molte dei quali lasciano il pubblico a bocca aperta.

    Ho avuto l’onore di essere presente mercoledì 8  e  22 gennaio. Posso assicuravi che ne vale la pena. Sia che tu sia uno dei protagonisti che salgono sul palco sia che tu sia uno spettatore. Chi si esibisce ha la fortuna di avere a disposizione un service impeccabile e il video dell’esibizione in alta qualità da condividere poi nei propri canali. Chi guarda (e ascolta) assiste a esibizioni che spesso toccano l’eccellenza. La varietà dei generi, poi, accontenta tutti. In una serata si può passare dal folk all’indie, dal monologo al raggae o ascoltare gli ultimi successi pop rivisitati.

    Se vi state già chiedendo quando avrete la possibilità di partecipare a una serata come questa, beh, dovete aspettare solo 1 settimana. La prossima Open Mic Nite è mercoledì 5 febbraio a partire dalle 21.30, al The Big Vicenza naturalmente.